mercoledì 9 marzo 2011

SID VICIOUS' SUICIDE NOTE

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SIMONETTA CESARONI


LE FERITE
Simonetta Cesaroni è stata colpita da un’arma bianca da punta e taglio, con lama bitagliente, ma non dotata di azione recidente. I lati della lama sono bombati, curvi, non appuntiti, la penetrazione è avvenuta per la pressione inflitta e per la punta aguzza. Il corpo è disteso sul pavimento, capo spostato verso la destra, braccio sinistro esteso verso l’alto, braccio destro piegato leggermente, con le dita della mano flesse, ad artiglio.
Rivoli di sangue scorrono verso le spalle, verosimilmente per deflusso, che testimonierebbe l’avvenuto accoltellamento quando era già stesa in terra. Alle spalle un ampio versamento di sangue ai cui bordi sono trovate impronte rosacee nastriformi. L’emivolto destro è omogeneamente bluastro, una infiltrazione ecchimotica con componente tumefattiva. Il padiglione auricolare della stessa zona del volto appare anch’esso tumefatto da ecchimosi bluastra. Il volto presenta sei ferite della stessa arma bianca, ferite curve e oblique in corrispondenza delle strutture ossee orbitali.
Una ferita al collo è trasfossa, entrata e uscita. Sono otto le ferite in zona toracica e quattordici quelle in zona pubico genitale. Non risulta alcun segno di violenza sessuale. Escoriazione profonda presente sul capezzolo sinistro. Le mani sono pulite, le unghie sono lunghe, curate e intatte, niente segni di graffi dati. Non sono trovati alcol né stupefacenti nel corpo.
Non viene indagata una ferita particolare, sotto ai genitali, di tipo bifida, ovvero con un’estremità, quella inferiore, doppia, a forma di Y rovescia. Non vengono analizzati eventuali ritrovamenti di saliva attorno al capezzolo sinistro, posto che la sua escoriazione sia dovuta ad un morso.

venerdì 28 maggio 2010

AMITYVILLE FOR SALE



La casa degli spiriti resa famosa da 'Amityville Horror', film culto del 1979, è in vendita per la cifra di 1,15 milioni di dollari. La notizia viene riportata dal tabloid britannico, The Sun.
L'edificio, in stile coloniale olandese, è composto da cinque stanze da letto su tre piani e si trova al numero 112 di Ocean Avenue ad Amityville, quartiere periferico di Long Island a New York. La trama del film, che nel 2005 ha visto uscire anche un remake, è basata su una storia vera risalente al 1975, quando la famiglia Lutz che abitava la casa denunciò la presenza di fenomeni paranormali. Fra quelle stesse mura, pochi anni prima, Ronald DeFeo Jr. aveva sterminato nel sonno sei membri della sua famiglia. Il film originale, che aveva come protagonisti James Brolin e Margot Kidder, fu girato nel New Jersey dopo che le autorità di Amityville negarono l'autorizzazione ad utilizzare la vera abitazione

giovedì 13 maggio 2010

IL VOLTO DELLA "SIGNORA DELLE DUNE"


dal Corriere Online
di G. Olimpio
E’ un giallo mai risolto. E che continua a intrigare investigatori e abitanti di Provincetown, a Cape Cod (Massachussets). E’ il mistero della «Signora delle Dune», uccisa nel luglio del 1974 sulla bellissima spiaggia di Race Point. Dopo averla assassinata le hanno tagliato le mani per impedirne l’identificazione. Ora, la polizia ha diffuso un nuovo ritratto nella speranza che qualcuno finalmente possa riconoscerla.

LA VICENDA - La donna, i cui resti riposano sotto una piccola lapide, venne trovata senza vita il 24 luglio del ’74. A provocarne il decesso – almeno due settimane prima - un forte colpo o una coltellata alla base del collo. Non portava documenti, né c’erano indizi che potessero aiutare a darle un nome. La vittima aveva tra i 20 e i 40, era alta 1,75, pesava 65 chilogrammi, presentava un aspetto curato, aveva un ponte odontoiatrico definito «costoso». E di sicuro non era del posto, probabilmente una delle tante turiste che affollano Cape Cod in estate. In questi anni sono state avanzate molte ipotesi sulla «Signora delle Dune». La prima che fosse una famosa rapinatrice eliminata da un compagno di fuga. Quindi che si trattasse di una appartenente ad una gang di motociclisti che nel luglio del 1974 era stata segnalata nella cittadina. Piste rivelatesi inconcludenti. Il piccolo Dipartimento di polizia ha continuato però a lavorare e, come ci aveva confermato in dicembre il comandante Jaran, non ha alcuna intenzione di lasciare il fascicolo in un armadio. In passato sono stati diffusi alcuni ritratti della vittima, ma successivamente gli investigatori hanno cercato la collaborazione di un istituto di Washington che elabora immagini partendo dai resti umani recuperati. E ne e' scaturita una nuova «ricostruzione» del probabile volto della «Signora delle Dune».

sabato 1 maggio 2010

CASO GARLASCO: SI RICOMINCIA

Si ricomincia. Da un capello da studiare daccapo, da un martello mai studiato, una bicicletta tenuta fuori gioco, le scarpe senza tracce di sangue, il Dna di Chiara... È il caso Garlasco. È Chiara Poggi con il cranio sfondato la mattina del 13 agosto 2007. Ed è Alberto Stasi di nuovo in scena come accusato, l’unico: in tasca l’assoluzione di primo grado, in mente i giorni difficili che verranno, davanti ai giudici della Corte d’appello di Milano dove tornerà ad essere il fidanzato di Chiara, «uccisa con crudeltà» a 26 anni. Venerdì mattina la madre della ragazza, Rita Preda, si è presentata in procura a Vigevano a depositare le 179 pagine con le quali chiede il processo d’appello contro Alberto. Vuole giustizia, Rita. E perché sia chiaro che con Alberto lo strappo è definitivo, ha deciso di andare di persona in tribunale. «Ci tenevo» dice «a essere io a consegnare queste carte».

venerdì 16 aprile 2010

LE DUE VITE DI LAURA MAIN


La studentessa dalla doppia vita morta per un cocktail fatale
Di giorno era Laura, che sognava di diventare avvocato. Di notte si trasformava in Eve, sensuale escort
Di giorno era Laura, brillante studentessa che sognava di diventare avvocato. Di notte si trasformava in Eve, sensuale escort dell'agenzia londinese Bunnies of London. Dopo quattro mesi di indagini, gli inquirenti britannici hanno svelato agli organi d'informazione la misteriosa doppia vita di Laura Main, ventottenne scozzese trovata senza vita lo scorso 14 dicembre nel suo lussuoso appartamento di Kensington, a Londra. Secondo l’autopsia a causare la morte della ragazza sarebbe stato un micidiale cocktail di droghe e superalcolici.

domenica 4 aprile 2010

LA RAGAZZA DEL LAGO 2


È di una donna di 36 anni domiciliata in Canton Ticino e scomparsa da casa il 25 marzo scorso, il cadavere ripescato l’altro ieri nel lago di Como a Laglio. Si tratterebbe di una donna svizzera, madre di famiglia e sposata.

La svolta nelle indagini è arrivata nella notte quando il cadavere della vittima è stato riconosciuto dal fratello. Solo nel pomeriggio, grazie ad ulteriori esami, si è giunti ad una certezza definitiva. La notizia dell'identificazione della vittima è stata data con un comunicato diffuso oggi pomeriggio dalla Polizia Cantonale ticinese. I carabinieri del comando di Como hanno confermato l'avvenuto riconoscimento.

La donna era scomparsa da casa il 25 marzo ed era stata presentata subito denuncia. La donna sarebbe sposate e madre di famiglia. Di lei, al momento, si sa soltanto che abitava nella zona del Mendrisiotto, proprio a cavallo del confine italiano. Gli accertamenti dell’inchiesta della procura di Como hanno per ora stabilito che la donna è stata colpita da un oggetto contundente alla nuca, quindi sgozzata e, in seguito, gettata nel lago. Gli investigatori italiani avevano diffuso ieri le foto scattate al cadavere per cercare di trovare persone in grado di identificare la donna.

LA RAGAZZA DEL LAGO


Omicidio della ragazza del lago
una pista porta in Svizzera
L’ipotesi che fosse una prostituta di lusso fa pensare che possa essere arrivata dal Canton Ticino
COMO— Se è una prostituta, deve essere stata una di alto bordo, non una di quelle che lavorano sul marciapiede e che si concedono per pochi euro al primo che passa. E dove si trova la più alta concentrazione di escort nelle vicinanze del lago di Como? A Milano, d’accordo, ma soprattutto in Canton Ticino dove il mercato del sesso è regolato dalla legge e dove a ridosso del confine funzionano oltre trenta case d’appuntamento alimentate soprattutto dalla clientela italiana.

La bella ragazza affiorata venerdì nelle acque di Laglio a meno di un chilometro dalla villa di George Clooney è ancora senza identità; ma per risolvere il giallo i carabinieri hanno allargato il raggio delle ricerche al di fuori di Como, comprendendo anche la Svizzera. Purtroppo dal Canton Ticino non sono al momento arrivate le risposte sperate; in più nessuna persona scomparsa ha caratteristiche simili alla ragazza del lago e tutti i turisti che nei giorni scorsi hanno preso alloggio negli hotel del lago di Como sono rientrati regolarmente nelle loro camere.

«Anche tutte le ragazze che lavorano nei miei alberghi sono presenti» conferma Ulisse Albertalli, gestore di alcune case a luci rosse del Canton Ticino. Secondo Albertalli l’ipotesi che la donna uccisa a Laglio possa venire dalla Svizzera italiana non è peregrina: «Capita spesso che qualche cliente italiano inviti una delle ragazze per un weekend o per una vacanza. Lasciare la Svizzera per l’Italia e farvi rientro non è più un problema».
In mancanza di altri elementi, la pista privilegiata dagli inquirenti resta quella del delitto maturato nel mondo del sesso a pagamento, seppur di un certo livello: la ragazza uccisa ha tratti somatici compatibili con quelli di una ragazza dell’Est Europa, doveva essere di una bellezza appariscente, ma le sue impronte digitali non sono tra quelle catalogate dalle autorità italiane.

LE FOTO - I carabinieri di Como hanno diffuso ieri alcune immagini del cadavere nella speranza che qualche testimone possa riconoscere la vittima; quest’ultima, oltre al Cupido tatuato sul seno aveva un altro segno distintivo: un secondo tatuaggio — un sole — sulla spalla sinistra; in più al polso portava un braccialetto rosso e verde di tessuto.

ESAME DEL CORPO - L’esame del corpo ripescato mostra invece che l’assassino ha infierito con ferocia sulla donna: la ferita mortale alla gola è uno squarcio molto profondo e largo, che ha quasi staccato la testa dal collo; potrebbe essere stato prodotto da un’ascia anche se la permanenza in acqua del cadavere ha certamente allargato la ferita.
L’assassino non si è inoltre disfatto subito della vittima: sul corpo sono state infatti notate tracce di sangue rappreso, non lavato dall’acqua del lago. Tra le poche certezze, infine c’è quella che il delitto non è stato commesso a Laglio e che il corpo è stato gettato nel lago qualche chilometro più a nord.

Claudio Del Frate

martedì 30 marzo 2010

LA PORTA DELL'ALDILA'


Una imponente porta in granito rosso appartenuta alla tomba di User, un consigliere faraonico al servizio della regina Hachepsut, è stata rinvenuta a Luxor, nei pressi del tempio di Karnak. La porta, risalente a circa 3500 anni fa, era considerata dagli antichi egizi il passaggio obbligato per l'aldilà. Incisi sulla sommità della pietra, alta 175 centimetri e spessa 50 centimetri, ci sono alcuni estratti di testi religiosi insieme ai numerosi titoli di User, prefetto, vizir e principe

domenica 28 marzo 2010

ET IN ARCADIA EGO


Da circa tre mesi si aggirava per il cimitero monumentale Verano e armato di un cacciavite rubava dalle lapidi le foto di ragazze. L'uomo, 40 anni, incensurato, disoccupato, che convive con la madre, è stato denunciato.

A segnalare i furti, i parenti delle decedute che in alcuni casi hanno dovuto sostituire le foto più volte. Il personale dei servizi cimiteriali dell'Ama Roma Spa (Azienda Municipale Ambiente) ha avvisato i carabinieri. I militari, con la collaborazione dell'Ama, dopo alcuni servizi, in abiti civili, hanno individuato l'uomo mentre tentava di rubare l'ennesima fotografia dalla lapide appartenente ad una ragazza scomparsa recentemente. Nella sua abitazione i carabinieri hanno sequestrato una decina di foto che sono state restituite ai parenti delle defunte.

giovedì 25 marzo 2010

IL MISTERO CLAPS SI INFITTISCE


IL CORPO SAREBBE STATO RITROVATO GIA' MESI FA DALLE DEONNE DELLE PULIZIE
Un nuovo giallo irrompe nella vicenda di Elisa Claps, la studentessa scomparsa a Potenza il 12 settembre del 1993. Mentre proseguono le indagini per stabilire l’assassino si tinge di mistero anche il ritrovamento del cadavere. Secondo il quotidiano “La Provincia Pavese”, infatti, il corpo sarebbe stato trovato mesi fa dalle donne delle pulizie, ben prima del ritrovamento ufficiale del 17 marzo. Il corpo della ragazza, confermano dagli ambienti giudiziari, era nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, quando sarebbe stato scoperto dalle due donne, che avrebbero comunicato la notizia al sacerdote don Ambroise Apakta, conosciuto da tutti a Potenza come don Ambrogio, e al suo vice, Don Vagno. I due sono stati a lungo ascoltati in Questura a Potenza e sarebbero state proprio le contraddizioni emerse nei loro interrogatori a far nascere il sospetto negli investigatori che sapevano più di quanto affermavano.

E con il questore del capoluogo lucano, Romolo Panico, ha avuto un lungo colloquio anche il vescovo metropolita di Potenza, monsignor Agostino Superbo, che avrebbe dato conferme importanti sulla tempistica del ritrovamento. È stato proprio monsignor Superbo, in una nota pubblicata ieri dalla stampa locale a «chiedere perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità». Sul perchè del silenzio dei sacerdoti e su cosa sia accaduto da gennaio al 17 marzo, quando operai a lavoro sul tetto della chiesa hanno reso pubblico il ritrovamento, stanno indagando gli inquirenti della procura generale di Salerno, dove l’inchiesta è stata avocata per consentire il compimento di nuovi atti.

Annalisa Lo Vito e la madre Margherita Santarsiero, le donne delle pulizie impegnate nella chiesa di Potenza, però,smentiscono i sacerdoti. «Il viceparroco della Santissima Trinità don Vagno ha mentito. Nè io nè mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere e l’abbiamo detto ai magistrati di Salerno. Il sacerdote - ha aggiunto - ha detto agli investigatori che il cadavere di Elisa Claps è stato trovato a gennaio e che quella scoperta l’avremmo fatta mia madre ed io. Su questo siamo state interrogate per ore sabato dai magistrati di Salerno: a loro abbiamo detto di non aver mai ritrovato il cadavere di Elisa Claps. La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo», sette giorni prima del ritrovamento del cadavere».

La donna delle pulizie ha aggiunto che «questa è una vicenda assurda. Noi siamo semplici lavoratrici, ed ora, a causa delle false dichiarazioni del sacerdote, mia madre sta male: non dorme da sabato, quando siamo state interrogate per ore nella Questura di Potenza». Sul caso, sempre più intricato, è intervenuto anche il capo della Polizia Manganelli. «Credo che un’indagine così complessa tra Salerno e Potenza meriti rispetto e il rispetto non può che essere realizzato con un nostro silenzio su ciò che avvenuto e sta avvenendo. C’è un’indagine in corso e credo che avremo delle novità».

mercoledì 3 marzo 2010

sabato 17 ottobre 2009

LOST

Mistero sulla morte per stenti di un uomo che aveva 30mila euro in tasca
Egbert Baas, 56 anni, era stato visto aggirarsi tra i campi ma aveva rifiutato aiuto

TRENTO - E' morto di stenti, ma aveva in tasca 30mila euro: per ora resta avvolta nel mistero la tragica fine di un fotografo olandese, Egbert Baas, 56 anni, è stato trovato senza vita tra i filari dei vigneti in Trentino, con in tasca oltre 30mila euro, ma i primi risultati dell'autopsia rivelano che sarebbe morto di stenti. Il decesso, per cui viene escluso l'omicidio, impegna i carabinieri in un'indagine che al momento presenta una serie di punti oscuri, a partire dalle ragioni che hanno condotto l'uomo in Italia. Notizie sono attese anche dall'Interpol. A farlo cadere in terra, a Lavis, dove poi è stato trovato, sarebbe stato, a dire del medico legale, un malore, o comunque una debolezza enorme, causata dalla fame. Il corpo era stato scoperto giovedì sera da un agricoltore e l'autopsia, eseguita vendrì, ha escluso che la causa della morte sia stata violenta, non avendo evidenziato particolari segni sul corpo.

FORSE ALL'ORIGINE DEL DRAMMA UNA MALATTIA MENTALE - Resta aperta l'ipotesi che si tratti di un uomo con difficoltà mentali, al punto da perdere l'orientamento e il senso dell'appetito, così come del freddo, piuttosto intenso negli ultimi giorni in Trentino, con temperature notturne intorno agli zero gradi. Non viene escluso anche che si tratti di un senzatetto per scelta, che abbia deciso di finire in questo modo i propri giorni. Eppure che la sua attività fosse quella di fotografo sembrano provarlo alcuni oggetti e scontrini trovati nelle tasche, così come la presenza del suo nome nell'indirizzario internet dei fotografi di Deventer, località olandese con oltre 100mila abitanti, sul fiume IJssel. Viene indicata una specifica disponibilità per foto sportive, pubblicitarie, di matrimoni ed eventi. Certo è che nei giorni precedenti il ritrovamento del cadavere, alcuni contadini l'avevano visto girare per i campi, urlando: «Money, money (soldi)», circa due settimane fa, e che c'è stato anche chi gli ha offerto un posto per dormire, al caldo, ma si è visto rispondere con un rifiuto.

sabato 26 settembre 2009

sabato 27 giugno 2009

martedì 19 maggio 2009

LA FOSSA

Albuquerque, scoperta la fossa
delle prostitute uccise

Recuperati i corpi di dodici donne: una era incinta. Le vittime erano sparite tra il 2001 e il 2006

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Christine Ross portava spesso il suo cane Ruca a passeggiare nella West Mesa, l'area semi-desertica alla periferia di Albuquerque, in New Mexico, una volta sacra agli indiani Navajo. Ma il 2 febbraio scorso, la passeggiata prese una piega strana.
Nel terreno, spianato di recente per una lottizzazione, Ruca fiutò qualcosa. Gli bastarono poche zampate per tirarne fuori un osso, piuttosto largo. A Christine sembrò un femore. Ma ebbe un sospetto: «Non era una cosa normale, istintivamente pensai che non doveva essere lì». Così fece una foto col cellulare e la mandò subito alla sorella infermiera, per una conferma. Ci vollero pochi minuti, poi il verdetto apparve sul display: «Oh my God, it's human», è umano. La telefonata successiva fu quella alla polizia. Gli scavi cominciarono lo stesso giorno.

FOSSA - Tre mesi e 50 mila metri cubi di terra rimossa dopo, quell'angolo della West Mesa è diventato la più grande "scena del delitto" mai vista negli Stati Uniti. Una fossa profonda 8 metri, ribattezzata the bowl, la scodella, al centro di un'area vasta una cinquantina di ettari. L'ultimo giorno ufficiale delle ricerche è stato il 25 aprile. Mucchi di ossa alla volta, settimana dopo settimana, hanno tirato fuori e i resti dei corpi di 12 giovani donne. Una era incinta. Finora ne hanno identificate solo sette: Monica Candelaira, 21 anni; Veronica Romero, 26; Cinnamon Elks, 31; Jiulie Neto, 23; Victoria Chavez, 28; Doreen Marquez, 27 e Michelle Valdez, 22, a quattro mesi di gravidanza.

MASSACRATE - Tutte erano sparite tra il 2001 e il 2006. Tutte erano ispaniche. Tutte facevano la vita nella War Zone di Albuquerque, il quartiere dove prostitute, tossicodipendenti e spacciatori di droga dominano il paesaggio urbano. Tutte si conoscevano fra di loro. Alcune erano madri. Alcune informatrici degli agenti. Tutte avevano detto di temere per la propria vita. E tutte sono state massacrate, con modalità che la polizia si rifiuta di rivelare, ma che il tam-tam delle indiscrezioni e la vox populi raccontano ferine, selvagge, raccapriccianti.

RABBIA - Le famiglie sono devastate. Gonfie di una rabbia alimentata da anni di frustrazioni, di fronte al muro del silenzio eretto da agenti e investigatori. Mai una telefonata restituita. Mai una pista, offerta dai parenti, verificata e men che meno seguita: «Non ci hanno mai ascoltato», dice Lori Gallegos, amica del cuore di Doreen Marquez. Il sospetto di un pregiudizio razzista grava su polizia e media: «Una come Michelle Valdez non faceva notizia, non era una giovane studentessa bionda e dagli occhi azzurri, sparita da uno dei quartieri bene della città. Né lei, ne le altre sono mai state cercate veramente in questi anni», dice Joline Gutierrez-Kruger, la reporter dell'Albuquerque Journal che da mesi lavora al mistero della West Mesa. È stata lei a raccogliere la testimonianza degli amici di Cinnamon Elks, che nell'agosto del 2004, poco prima di svanire, disse loro: «Un poliziotto corrotto taglia la testa di molte prostitute e le seppellisce nella Mesa». Solo suggestioni di una ragazza terrorizzata?

LE PISTE - Una cosa sembra certa: i delitti di Albuquerque sono opera della stessa persona o gruppo di persone. Eppure nessuno parla di serial killer. La teoria più accreditata è che West Mesa sia da anni il cimitero preferito da bande criminali, spacciatori e magnaccia. E comunque, come ha spiegato il capo della polizia locale, la lista dei sospetti e dei possibili moventi è lunga. Ma purtroppo anche piena di morti e di chiacchiere. Include un uomo che nel 2006 strangolò una prostituta ma poi venne ucciso; un prosseneta morto quest’anno di cause naturali; i membri di una delle bande della droga di Albuquerque, che avrebbero usato le ragazze come corrieri e poi le avrebbero eliminate per timore che parlassero; qualche squilibrato che avrebbe ucciso perché convinto di "fare il volere di Dio". Teorie addizionali: l'assassinio di una giovane donna come rito d’iniziazione e, dulcis in fundo, l’omicidio su commissione, ordinato da potenti figure politiche locali, legate al mondo della prostituzione e della droga.

I PRECEDENTI - Dietro la facciata della terra d’incanto, il New Mexico mostra così nuovamente il suo lato oscuro, quello che spesso ha visto decine di giovani donne pagare con la vita il peccato di averlo guardato troppo da vicino. Delitti a catena al femminile vennero consumati già negli Anni Settanta e poi nei Novanta a Santa Fè. E già allora le inchieste rivelarono torbidi intrecci tra le bande della droga, la polizia, alcuni politici. Il mistero della New Mesa forse è solo una replica.

Paolo Valentino
18 maggio 2009

sabato 18 aprile 2009

SIMONETTA

Dopo 19 anni potrebbe esserci una svolta nel giallo sull'omicidio di Simonetta Cesaroni
La procura di Roma ha depositato gli atti, passo di solito seguito da una richiesta di rinvio a giudizio

Delitto di via Poma, indagini chiuse
Il pm: processate l'ex fidanzato

Tra le prove dell'accusa anche la compatibilità tra l'arcata dentaria dell'indagato
e l'impronta del morso trovata sul seno sinistro della ragazza dopo la morte


Delitto di via Poma, indagini chiuse Il pm: processate l'ex fidanzato

Raniero Busco ai funerali di Simonetta Cesaroni

ROMA - Dopo 19 anni potrebbe esserci un processo per l'omicidio di via Poma. La procura di Roma ha chiuso l'inchiesta, con il deposito degli atti, passo che solitamente prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, contro Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, come già anticipato da alcune indiscrezioni di un paio di anni fa.

La ragazza venne uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del '90 negli uffici degli ostelli della gioventù dove lavorava, nel quartiere Prati. Il pm Ilaria Calò e il procuratore Giovanni Ferrara hanno ipotizzato a carico di Busco il reato di omicidio volontario.

A comunicare a Roberto Busco la conclusione dell'inchiesta è stato l'avvocato Paolo Loria che lo assiste da anni. "Il mio cliente - ha detto il difensore - è rimasto sorpreso. Ora esamineremo la perizia e tutte le altre risultanze istruttorie e poi vedremo quali problematiche si affacciano per la difesa. Anche perché non è sicuro che si arrivi ad un processo". Busco, intanto, mantiene il massimo riserbo sulla vicenda giudiziaria: "Si continua a dichiarare innocente", ha concluso il penalista. Il deposito degli atti è stato notificato al difensore il quale ora entro 20 giorni dovrà presentare le sue richieste istruttorie.

A sostegno dell'accusa, tra l'altro, c'è anche una consulenza affidata a due dentisti e due medici legali che ha stabilito una compatibilità tra l'arcata dentaria dell'indagato e l'impronta del morso trovata sul cadavere, sul seno sinistro, dopo la morte. Secondo gli esperti, c'è una particolarità che si ripresenta. L'esame era stato disposto in seguito agli accertamenti del dna compiuti dal Ris su una traccia di saliva rinvenuta sul corpetto che indossava la vittima e risultata appartenere all'ex fidanzato. Un elemento, quest'ultimo, importante, ma non decisivo perché non collocabile temporalmente sulla scena del delitto. I due ragazzi, infatti, si erano visti il giorno prima dell'omicidio, come ha raccontato a suo tempo alla polizia lo stesso indagato.

Quanto alla macchia di sangue rinvenuta sulla porta dell'ufficio di via Poma, i consulenti della procura di Roma, Vincenzo Pascali, Marco Pizzamiglio e Luciano Garofano avevano così concluso: "La traccia rossastra sul tassello di legno è riconducibile a sangue. La quantità di materiale genetico estrapolata dalla medesima è risultata estremamente esigua. Le analisi della traccia ematica hanno consentito di estrapolare un assetto genotipico complesso, in cui la componente maggioritaria è costituita dalla vittima, in associazione ad una componente largamente minoritaria riconducibile a materiale genetico maschile. La valutazione globale dei dati ottenuti concorda con quanto affermato nella relazione degli esperti spagnoli, il che non permette di escludere né di confermare la presenza di materiale genetico di Raniero Busco, nel profilo complesso estrapolato dalla macchia di sangue in reperto. Lo stesso assetto genotipico complesso è stato confrontato con i profili genici di tutti gli altri soggetti precedentemente considerati nell'ambito dello stesso processo, escludendo qualsivoglia compatibilità".

Per la procura, quindi, la circostanza che sia stata esclusa la presenza di tracce di altri soggetti maschi depone come indizio a carico di Busco. Nessun contributo utile era arrivato, invece, dall'analisi delle tracce biologiche rilevate sul vetro dell'ascensore, sul lavatoio condominiale, sul tagliacarte, sulla cornice di un quadro presente nella stanza dove è morta Simonetta e su alcuni oggetti personali della vittima (orologio, ombrello pieghevole, fermaglio per capelli).

Anche l'alibi di Busco, per la procura, non è considerato sufficiente. Il ragazzo, infatti, sostenne che al momento del delitto si trovava in compagnia di un amico ma questi negò affermando che quel giorno era al funerale di una parente a Frosinone.

"La famiglia Cesaroni non può che essere soddisfatta soprattutto per la continuità e la perseveranza dimostrate dalla procura nel perseguire un delitto così efferato - ha detto il legale Lucio Molinaro - La soddisfazione sarà maggiore se da un'indagine così accurata si arriverà a un risultato positivo dal punto di vista processuale".

(18 aprile 2009)